Panoramica
Lo Slievemore Old Cemetery si trova ai piedi dello Slievemore Mountain, sull’Achill Island: alla base del pendio, non lungo il versante, checché ne dicano certe descrizioni. È un camposanto informale e battuto dal vento più che un cimitero ordinato e cinto da mura, e conviene dirlo con franchezza: la visita in sé è breve. A meritare la sosta è ciò che sta intorno: la vista aperta sull’Atlantico oltre i campi dell’isola e l’attacco diretto del sentiero che porta al Deserted Village di Slievemore, proprio lì di fronte.
Le lapidi
La lapide leggibile più antica risale al 1842, quella di Mary Barrett, morta nel novembre di quell’anno: significa che il terreno era già in uso prima della Grande carestia irlandese, durante e per molto tempo dopo. È un dettaglio che conta, perché un luogo come questo si presta a essere letto solo come una storia di carestia, e non lo è. Le pietre sono per lo più lastre spoglie erose dal tempo, alcune con croci celtiche e iscrizioni in gaelico, e nell’insieme si leggono come un elenco delle famiglie di contadini e pescatori di Achill.
Guarda con attenzione e vedrai affiorare l’emigrazione: pietre erette da parenti di Cleveland, in Ohio, e di San Francisco, spedite in patria per ricordare genitori e nonni lasciati alle spalle. Questo è l’Old Graveyard vero e proprio; dall’altra parte della strada si trova lo Slievemore Main Cemetery, con oltre 700 lapidi leggibili che coprono un arco dal 1884 al 2012, e accanto il New Cemetery, che risale al 1937.
Il Deserted Village accanto
Il cimitero sfocia direttamente nel Deserted Village di Slievemore: da 80 a 100 case in pietra a secco allineate per quasi un miglio e mezzo lungo il versante meridionale. Questo è stato uno degli ultimi luoghi d’Europa a praticare il booleying, la transumanza: le famiglie di villaggi come Dugort e Pollagh salivano ogni estate in queste case di montagna per far pascolare il bestiame, per poi riscendere a valle in inverno. Quando negli anni Quaranta dell’Ottocento arrivò la peronospora, molti se ne andarono per sempre, tra arretrati d’affitto, malattie ed emigrazione; qualche irriducibile resistette fino ai primi del Novecento, usando le case come rifugi stagionali per i pastori.

Attorno ai ruderi, sotto l’erba, si increspano ancora i solchi dei campi di patate a lazy bed. D’estate l’Achill Archaeological Field School conduce qui ricognizioni e scavi, e può capitare di vedere gli studenti al lavoro sul rilievo del paesaggio: la storia del sito nel suo complesso risale fino a tombe megalitiche di migliaia di anni più antiche delle case.
Visita
Non c’è né cancello né biglietteria, solo una piazzola dove accostare e una breve camminata. Qualche nota sincera:
- Parcheggio: un discreto parcheggio si trova appena fuori dalla R319, tra Keel e Dugort, segnalato sia per il cimitero sia per il Deserted Village.
- Terreno: irregolare, sassoso, scivoloso dopo la pioggia e in certi punti paludoso. Gli scarponi robusti sono indispensabili; non è adatto a sedie a rotelle o passeggini.
- Porta tutto con te: in loco non ci sono servizi e l’ombra è scarsa, quindi mettiti in borsa acqua, uno spuntino e qualche strato in più, oltre alla protezione solare d’estate.
- Rispetta il luogo: è un luogo di memoria ancora vivo. Tieni basso il tono di voce, non salire sulle lapidi né sui muri delle case e tieni i cani al guinzaglio corto.
Nei dintorni
Le due tappe da abbinare sono ovvie: le spiagge Bandiera Blu di Dugort, ovvero Silver Strand, proprio ai piedi dello Slievemore, e Golden Strand, poco più a est. L’una vale l’altra come approdo finale dopo un’ora tra i ruderi. Calcola tra i 45 minuti e l’ora per cimitero e villaggio insieme, e lascia che la spiaggia sia la ricompensa.